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Ecco a voi un sito sottovalutato, abbandonato, ma a mio avviso importante, che è salito alla ribalta della cronaca, o meglio della storiografia durante la seconda guerra punica.

All'informazione storica viene abbinata una breve guida.

 

 

 

 

 

Storia
Quanto è successo durante la guerra ce lo facciamo raccontare dai paragrafi 40 e 41 del 23° libro dell’Ab urbe Condita; in italiano dal riassunto contenuto nella Storia della Sardegna Romana di Wikipedia.


Più in basso parliamo del resto.

Dove
Uscendo da S’Archittu, in direzione S.Caterina, incontriamo la stradina raggiunta dal percorso 3, e proseguendo un centinaio di metri, troviamo un cartello,

sopra, che indica una strada sterrata. Su questa faremo un paio di chilometri: se si fa a piedi, il percorso ha diversi cartelli esplicativi.

Alla fine, arrivereremo alla località paleocristiana Columbaris, segnalata anche da una costruzione in cemento recente e abbandonata (come è del resto il sito), che doverbbe essere un futuro centro visitatori -e, quando lo diventerà, l'accesso al sito sarà a pagamento, ne sono sicuro...-: da qui un sentiero lungo due centinaia di metri porterà al luogo delle rovine, recintato e introotto da vari cartelli. La città descritta da Tito Livio, Cornus, è invece sulla collina a sud-est.

 

 [40] Et in Sardinia res per T. Manlium praetorem administrari coeptae, quae omissae erant postquam Q. Mucius praetor gravi morbo est implicitus. Manlius navibus longis ad Carales subductis navalibusque sociis armatis ut terra rem gereret et a praetore exercitu accepto, duo et viginti milia peditum, mille ducentos equites confecit. Cum his equitum peditumque copiis profectus in agrum hostium haud procul ab Hampsicorae castris castra posuit. Hampsicora tum forte profectus erat in Pellitos Sardos ad iuventutem armandam qua copias augeret; filius nomine Hostus castris praeerat. Is adulescentia ferox temere proelio inito fusus fugatusque. Ad tria milia Sardorum eo proelio caesa, octingenti ferme vivi capti; alius exercitus primo per agros silvasque fuga palatus, dein, quo ducem fugisse fama erat, ad urbem nomine Cornum, caput eius regionis, confugit; debellatumque eo proelio in Sardinia esset, ni classis Punica cum duce Hasdrubale, quae tempestate deiecta ad Baliares erat, in tempore ad spem rebellandi advenisset. Manlius post famam adpulsae Punicae classis Carales se recepit; ea occasio Hampsicorae data est Poeno se iungendi. Hasdrubal copiis in terram expositis et classe remissa Carthaginem duce Hampsicora ad sociorum populi Romani agrum populandum profectus, Carales perventurus erat, ni Manlius obvio exercitu ab effusa eum populatione continuisset. Primo castra castris modico intervallo sunt obiecta; deinde per procursationes leuia certamina vario eventu inita; postremo descensum in aciem. Signis conlatis iusto proelio per quattuor horas pugnatum. Diu pugnam ancipitem Poeni, Sardis facile vinci adsuetis, fecerunt; postremo et ipsi, cum omnia circa strage ac fuga Sardorum repleta essent, fusi; ceterum terga dantes circumducto cornu quo pepulerat Sardos inclusit Romanus. Caedes inde magis quam pugna fuit. Duodecim milia hostium caesa, Sardorum simul Poenorumque, ferme tria milia et septingenti capti et signa militaria septem et viginti.

[41] Ante omnia claram et memorabilem pugnam fecit Hasdrubal imperator captus et Hanno et Mago, nobiles Carthaginienses, Mago ex gente Barcina, propinqua cognatione Hannibali iunctus, Hanno auctor rebellionis Sardis bellique eius haud dubie concitor. Nec Sardorum duces minus nobilem eam pugnam cladibus suis fecerunt; nam et filius Hampsicorae Hostus in acie cecidit, et Hampsicora cum paucis equitibus fugiens, ut super adflictas res necem quoque filii audivit, nocte, ne cuius interventus coepta impediret, mortem sibi consciuit. Ceteris urbs Cornus eadem quae ante fugae receptaculum fuit; quam Manlius victore exercitu adgressus intra dies paucos recepit. Deinde aliae quoque civitates quae ad Hampsicoram Poenosque defecerant obsidibus datis dediderunt sese; quibus stipendio frumentoque imperato pro cuiusque aut viribus aut delicto Carales exercitum reduxit. Ibi navibus longis deductis impositoque quem secum advexerat milite Romam navigat Sardiniamque perdomitam nuntiat patribus; et stipendium quaestoribus, frumentum aedilibus, captivos Q. Fulvio praetori tradit. Per idem tempus T. Otacilius praetor ab Lilybaeo classi in Africam transuectus depopulatusque agrum Carthaginiensem, cum Sardiniam inde peteret, quo fama erat Hasdrubalem a Baliaribus nuper traiecisse, classi Africam repetenti occurrit, levique certamine in alto commisso septem inde naves cum sociis navalibus cepit. Ceteras metus haud secus quam tempestas passim disiecit. Per eosdem forte dies et Bomilcar cum militibus ad supplementum Carthagine missis elephantisque et commeatu Locros accessit. Quem ut incautum opprimeret Ap. Claudius, per simulationem provinciae circumeundae Messanam raptim exercitu ducto [vento] aestuque suo Locros traiecit. Iam inde Bomilcar ad Hannonem in Bruttios profectus erat et Locrenses portas Romanis clauserunt; Appius magno conatu nulla re gesta Messanam repetit. Eadem aestate Marcellus ab Nola quam praesidio obtinebat crebras excursiones in agrum Hirpinum et Samnites Caudinos fecit adeoque omnia ferro atque igni vastavit ut antiquarum cladium Samnio memoriam renovaret.

 

In assoluto, la più importante rivolta dei Sardi fu quella del 215 a.C., scoppiata all'indomani delle grandi vittorie di Annibale in Italia, e che mancò poco non scacciasse i Romani dalla Sardegna.

Un autorevole esponente dell'aristocrazia terriera sardo-punica, quell'Amsicora (o Ampsicora) che Tito Livio definì "qui tum auctoritate atque opibus longe primis erat" (colui il quale in quel tempo era largamente primo per autorità e per ricchezze[par 32, ndc]), era infatti riuscito non solo a mettere in campo un esercito sardo abbastanza consistente, ma aveva anche ottenuto rinforzi militari da Cartagine.

Il piano di Amsicora era quello di dare battaglia solo quando tutte le forze disponibili si fossero riunite. Cartagine gli stava inviando in aiuto Asdrubale il Calvo, quando il sardo lasciò il figlio Iosto a Cornus con il primo gruppo di rivoltosi per andare di persona a reclutare truppe tra i sardi dell'interno.

Purtroppo per Amsicora e per i sardi, i rinforzi di Cartagine non arrivarono in tempo per colpa di una tempesta, ed i sardi dell'interno indugiarono troppo prima di unirsi al suo gruppo; il console Tito Manlio Torquato si trovò quindi in una situazione di vantaggio numerico, con 4 legioni ed un totale di 23.000 uomini [22000 pediti (fanti) e 1200 equiti (cavalieri), ndc], sfruttando l'irruente inesperienza del giovane Iosto, attaccò rapidamente e sconfisse l'esercito sardo nella battaglia di Cornus.

In questa battaglia persero la vita 30.000 sardi e 1.300 furono fatti prigionieri. Nonostante la vittoria, il comandante romano non marciò verso l'interno, probabilmente per paura di qualche imboscata, ma si diresse verso Cagliari, non sapendo però di andare incontro ad Amsicora ed ai rinforzi Cartaginesi finalmente giunti.

Lo scontro tra i due eserciti avvenne nella piana di Sanluri, dove dopo una lunghissima ed acerrima battaglia i Romani sconfissero i sardi; Amsicora, affranto dal dolore per la morte del figlio e non volendo finire nelle mani dei Romani, si uccise.

 

Morirono 22.000 tra Sardi e Cartaginesi e 3.700 furono fatti prigionieri. I superstiti si rifugiarono a Cornus dove prepararono un'ultima inutile resistenza, ma anche questa volta vinsero i Romani. La città fu rasa al suolo e la popolazione fuggì verso l'interno dell'isola.

 

Sotto il dominio romano ebbe lo status di colonia ed ebbe una fervida attività economica.

La situazione attuale: come descrivono le guide e una serie di note personali (dopo una visita poco approfondita)

1. Guide

La zona archeologica è molto vasta, ma lo stato arretrato degli scavi la rende interessante solo per gli specialisti. [nota: la guia è del 1993, la sitazione è -poco- migliorata] Tuttavia la solitudine agreste del luogo e l'imponenza del sito-archeologico che si intuisce impongono la deviazione. Le tracce più evidenti sono quelle dell'ultima sovrapposizione paleocristiana, individuabile nella grande area cimiteriale (in uso dal IV secolo d.C. fino al IX), che riutilizza parte delle necropoli preesistenti, e nelle due basiliche, anch'esse ottenute avvalendosi della struttura dei primitivi templi pagani. Varcato l'ingresso, si incontrano subito sulla destra una lunga fila di tombe e un edificio rettangolare che si caratterizza per la presenza di una doppia abside nella parete di fondo. E' questa la basilica sepolcrale, così chiamata per il gran numero di tombe che contiene. Disposta perpendicolarmente a questa prima struttura, poco più avanti, se ne incontra un'altra, la basilica maggiore, della quale si vedono tracce delle tre navate e del portico antistante. Adiacente a questo edificio, un altro minore, destinato a battistero: si conserva ancora il fonte battesimale, a forma di croce, dotato di scalini, all'interno di una struttura a base ottagonale, che in origine doveva essere coperta da un baldacchino con colonne e capitelli. Gli ultimi scavi stanno recuperando le botteghe artigiane che si aprivano sulla zona e tra queste dovrebbero trovarsi anche alcune cauponae, le osterie del tempo.

(da Oristano e l'Arborea, Slow Food editore, 1993, pp.90-91)

 

La descrizione a lato è tratta da Sardegna - Guide d'Italia Touring Club Italiano, quella sotto da Sardegna - Guide Rosse(testo non ancora riversato)

2. Note personali e fotografie

Subito attraversato il cancello la vista si staglia su tutta l'area archeologica e sullo sfondo si vedono le ultime case di S'Archittu. Si nota l'incuria che affligge questo posto: un cartello ci avverte di seguire gli "itinerari consigliati" -da cartellini gialli a forma di freccia...-; è implicito che si può fare e vedere quello che si vuole, senza però arrecar danni permanenti. I finocchi selvatici e altri arbusti dominano la scena.

Tombe (a sinistra) si alternano a case e luoghi di ritrovo, costruiti con le pietre ricavate dalla zona dell'Arco e non solo, insieme ad altre presumibilmente appartenenti ai complessi post-vulcanici della zona come il Montiferru o il Monte Arci (alcune scalinate sono fatte di pietra pomice, sotto).

Un fonte battesimale.

 

 

 

 

Digressione: Un sito probabile di approvvigionamento della materia prima per le tombe (vedi prima foto dopo il panorama dell'ingresso)

Un probabile sito di estrazione di materiale da costruzione per Cornus fu la zona dell'Arco, dove si riscontrano escavazioni di forma rettangolare nella roccia tra l'Arco e lo Scoglio dei Genovesi (nella foto a sinistra si vede la parte posteriore dell'Arco). A sinistra si vede uno scalino artificiale, segno che ne sono staccati blocchi (anche la base è più piatta delle zone intorno); sotto a sinistra una fila di escavazioni rettangolari; sotto a destra un particolare di un rettangolo con lo scalino.