|
Ecco a voi un sito sottovalutato, abbandonato, ma a mio
avviso importante, che è salito alla ribalta della cronaca, o meglio della
storiografia durante la seconda guerra punica.
All'informazione storica (presentazione del passo di Tito
Livio) viene abbinata una rassegna delle descrizioni del sito archeologico in
diverse guide e varie foto ed annotazioni.
(per adesso... Qualcuno ha altre foto particolari o
informazioni?)
|
Dove:
Uscendo da S’Archittu, in direzione S.Caterina, incontriamo la stradina
raggiunta dal percorso 3, e proseguendo un centinaio di metri, troviamo un
cartello, 
foto
sopra, che indica una strada
sterrata. Su questa faremo un paio di chilometri: se si fa a piedi, il percorso
ha diversi cartelli esplicativi.

Alla fine, arrivereremo alla località
paleocristiana Columbaris, segnalata anche da una costruzione in cemento recente
e abbandonata (come è del resto il sito), che doverbbe essere un futuro centro
visitatori -e, quando lo diventerà, l'accesso al sito sarà a
pagamento, ne sono sicuro...-: da qui un sentiero lungo due
centinaia di metri porterà al luogo
delle rovine, recintato e introotto da vari cartelli. La città descritta da
Tito Livio, Cornus, è invece sulla collina a sud-est.
|
| [40] Et
in Sardinia res per T. Manlium praetorem administrari coeptae, quae omissae
erant postquam Q. Mucius praetor gravi morbo est implicitus. Manlius navibus
longis ad Carales subductis navalibusque sociis armatis ut terra rem gereret
et a praetore exercitu accepto, duo et viginti milia peditum, mille ducentos
equites confecit. Cum his equitum peditumque copiis profectus in agrum
hostium haud procul ab Hampsicorae castris castra posuit. Hampsicora tum
forte profectus erat in Pellitos Sardos ad iuventutem armandam qua copias
augeret; filius nomine Hostus castris praeerat. Is adulescentia ferox temere
proelio inito fusus fugatusque. Ad tria milia Sardorum eo proelio caesa,
octingenti ferme vivi capti; alius exercitus primo per agros silvasque fuga
palatus, dein, quo ducem fugisse fama erat,
ad urbem nomine Cornum, caput eius regionis, confugit;
debellatumque eo proelio in Sardinia esset, ni classis Punica cum duce
Hasdrubale, quae tempestate deiecta ad Baliares erat, in tempore ad spem
rebellandi advenisset. Manlius post famam adpulsae Punicae classis Carales
se recepit; ea occasio Hampsicorae data est Poeno se iungendi. Hasdrubal
copiis in terram expositis et classe remissa Carthaginem duce Hampsicora ad
sociorum populi Romani agrum populandum profectus, Carales perventurus erat,
ni Manlius obvio exercitu ab effusa eum populatione continuisset. Primo
castra castris modico intervallo sunt obiecta; deinde per procursationes
leuia certamina vario eventu inita; postremo descensum in aciem. Signis
conlatis iusto proelio per quattuor horas pugnatum. Diu pugnam ancipitem
Poeni, Sardis facile vinci adsuetis, fecerunt; postremo et ipsi, cum omnia
circa strage ac fuga Sardorum repleta essent, fusi; ceterum terga dantes
circumducto cornu quo pepulerat Sardos inclusit Romanus. Caedes inde magis
quam pugna fuit. Duodecim milia hostium caesa, Sardorum simul Poenorumque,
ferme tria milia et septingenti capti et signa militaria septem et viginti.
[41] Ante omnia claram et memorabilem
pugnam fecit Hasdrubal imperator captus et Hanno et Mago, nobiles
Carthaginienses, Mago ex gente Barcina, propinqua cognatione Hannibali
iunctus, Hanno auctor rebellionis Sardis bellique eius haud dubie concitor.
Nec Sardorum duces minus nobilem eam pugnam cladibus suis fecerunt; nam et
filius Hampsicorae Hostus in acie cecidit, et Hampsicora cum paucis
equitibus fugiens, ut super adflictas res necem quoque filii audivit, nocte,
ne cuius interventus coepta impediret, mortem sibi consciuit. Ceteris urbs
Cornus eadem quae ante fugae receptaculum fuit; quam Manlius victore
exercitu adgressus intra dies paucos recepit. Deinde aliae quoque
civitates
quae ad Hampsicoram Poenosque defecerant obsidibus datis dediderunt sese;
quibus stipendio frumentoque imperato pro cuiusque aut viribus aut delicto
Carales exercitum reduxit. Ibi navibus longis deductis impositoque quem
secum advexerat milite Romam navigat Sardiniamque perdomitam nuntiat
patribus; et stipendium quaestoribus, frumentum aedilibus, captivos Q.
Fulvio praetori tradit. Per idem tempus T. Otacilius praetor ab Lilybaeo
classi in Africam transuectus depopulatusque agrum Carthaginiensem, cum
Sardiniam inde peteret, quo fama erat Hasdrubalem a Baliaribus nuper
traiecisse, classi Africam repetenti occurrit, levique certamine in alto
commisso septem inde naves cum sociis navalibus cepit. Ceteras metus haud
secus quam tempestas passim disiecit. Per eosdem forte dies et Bomilcar cum
militibus ad supplementum Carthagine missis elephantisque et commeatu Locros
accessit. Quem ut incautum opprimeret Ap. Claudius, per simulationem
provinciae circumeundae Messanam raptim exercitu ducto [vento] aestuque suo
Locros traiecit. Iam inde Bomilcar ad Hannonem in Bruttios profectus erat et
Locrenses portas Romanis clauserunt; Appius magno conatu nulla re gesta
Messanam repetit. Eadem aestate Marcellus ab Nola quam praesidio obtinebat
crebras excursiones in agrum Hirpinum et Samnites Caudinos fecit adeoque
omnia ferro atque igni vastavit ut antiquarum cladium Samnio memoriam
renovaret. |
In assoluto,
la più importante rivolta dei Sardi fu quella del 215 a.C., scoppiata
all'indomani delle grandi vittorie di Annibale in Italia, e che mancò poco
non scacciasse i Romani dalla Sardegna.
Un
autorevole esponente dell'aristocrazia terriera sardo-punica, quell'Amsicora
(o Ampsicora) che Tito Livio definì "qui tum auctoritate atque opibus longe primis erat"
(colui il quale in quel tempo era largamente primo per autorità e per
ricchezze[par 32, ndc]), era infatti riuscito non solo a mettere in campo un esercito sardo
abbastanza consistente, ma aveva anche ottenuto rinforzi militari da
Cartagine.
Il piano di
Amsicora era quello di dare battaglia solo quando tutte le forze disponibili
si fossero riunite. Cartagine gli stava inviando in aiuto Asdrubale il
Calvo, quando il sardo lasciò il figlio Iosto a Cornus con il primo gruppo
di rivoltosi per andare di persona a reclutare truppe tra i sardi
dell'interno.
Purtroppo
per Amsicora e per i sardi, i rinforzi di Cartagine non arrivarono in tempo
per colpa di una tempesta, ed i sardi dell'interno indugiarono troppo prima
di unirsi al suo gruppo; il console Tito Manlio Torquato si trovò quindi in
una situazione di vantaggio numerico, con 4 legioni ed un totale di 23.000
uomini [22000 pediti (fanti) e 1200 equiti (cavalieri), ndc],
sfruttando l'irruente inesperienza del giovane Iosto, attaccò rapidamente e
sconfisse l'esercito sardo nella battaglia di Cornus.
In questa
battaglia persero la vita 30.000 sardi e 1.300 furono fatti prigionieri.
Nonostante la vittoria, il comandante romano non marciò verso l'interno,
probabilmente per paura di qualche imboscata, ma si diresse verso Cagliari,
non sapendo però di andare incontro ad Amsicora ed ai rinforzi Cartaginesi
finalmente giunti.
Lo scontro
tra i due eserciti avvenne nella piana di Sanluri, dove dopo una lunghissima
ed acerrima battaglia i Romani sconfissero i sardi; Amsicora, affranto dal
dolore per la morte del figlio e non volendo finire nelle mani dei Romani,
si uccise.
Morirono 22.000 tra Sardi e Cartaginesi e
3.700 furono fatti prigionieri. I superstiti si rifugiarono a Cornus dove
prepararono un'ultima inutile resistenza, ma anche questa volta vinsero i
Romani. La città fu rasa al suolo e la popolazione fuggì verso l'interno
dell'isola. |
| Sotto il dominio romano ebbe lo status di colonia ed ebbe una
fervida attività economica. La situazione attuale: come descrivono le guide e una
serie di note personali (dopo una visita poco approfondita)
1. Guide
a.
La zona archeologica è molto vasta, ma lo stato arretrato
degli scavi la rende interessante solo per gli specialisti. [nota:
la guida è del 1993, la situazione è -poco- migliorata] Tuttavia
la solitudine agreste del luogo e l'imponenza del sito-archeologico
che si intuisce impongono la deviazione. Le tracce più evidenti sono
quelle dell'ultima sovrapposizione paleocristiana, individuabile
nella grande area cimiteriale (in uso dal IV secolo d.C. fino al IX),
che riutilizza parte delle necropoli preesistenti, e nelle due
basiliche, anch'esse ottenute avvalendosi della struttura dei
primitivi templi pagani. Varcato l'ingresso, si incontrano subito
sulla destra una lunga fila di tombe e un edificio rettangolare che
si caratterizza per la presenza di una doppia abside nella parete di
fondo. E' questa la basilica sepolcrale, così chiamata per il gran
numero di tombe che contiene. Disposta perpendicolarmente a questa
prima struttura, poco più avanti, se ne incontra un'altra, la
basilica maggiore, della quale si vedono tracce delle tre navate e
del portico antistante. Adiacente a questo edificio, un altro
minore, destinato a battistero: si conserva ancora il fonte
battesimale, a forma di croce, dotato di scalini, all'interno di una
struttura a base ottagonale, che in origine doveva essere coperta da
un baldacchino con colonne e capitelli. Gli ultimi scavi stanno
recuperando le botteghe artigiane che si aprivano sulla zona e tra
queste dovrebbero trovarsi anche alcune cauponae, le osterie
del tempo.
(da Oristano e l'Arborea, Slow Food editore, 1993, pp.90-91)
b.
Un chilometro oltre Santa Caterina si dirama alla
sin, della statale un sentiero (segnalato) che conduce (c. 600 m) all'area
archeologica paleocristiana di Columbaris, importante complesso cultuale sorto
in relazione con la città punico-romana di Còrnus; databile fra il IV e il IX
sec. ospitava forse una comunità monastica e un vescovo, ma è solo una
congettura che sia da localizzare qui la sede della diocesi di Senafer. Gli
scavi –avviati a partire dagli anni '50 fino ai più recenti degli anni '90 –
hanno messo in luce una vasta area cimiteriale formatasi nel IV sec. in funzione
della “memoria” di un importante personaggio, forse un martire, il cui sarcofago
è stato probabilmente protetto da una doppia abside con grossi blocchi calcarei;
a partire da quest'area vennero organizzandosi numerosi ambienti –con
destinazione sepolcrale o cultuale - realizzati pavimentando gli spazi sulle
deposizioni; l'annessa arcaica piscina battisteriale aveva alle testate due
scalette che permettevano il rito dell'immersione. Proseguendo verso S si
raggiunge la basilica maggiore, longitudinale a tre navate, con abside inscritta
e seggio episcopale, costruita forse nel VI sec allorché la vicina basilica
minore, divenuta insufficiente, venne trasformata in un secondo battistero;
nella nuova costruzione sono state rinvenute le tarde iscrizioni dedicatorie,
mai messe in opera, che attesterebbero un tentativo di ripresa del complesso nel
sec. XII; la trasformazione dell'aula basilicale minore in un enorme battistero,
comportò la costruzione di una vasca ottagonale coperta dal baldacchino
sostenuto da splendidi capitelli e colonne. Annessi alla basilica battisteriale
-sono anche altri edifici forse pertinenti a varie officine, i cui resti sono
stati scoperti durante gli ultimi scavi. L'abbandono del complesso -con
soppressione o trasferimento dell'ipotizzata diocesi - si pone al sec. IX, forse
in seguito a ripetute incursioni arabe.
Qualche centinaio di m a SE di Columbaris sono
state rintracciate per ampio raggio le vestigia della città di Cornus:
pochi resti visibili, concentrati principalmente sul colle di Corchìnas m 94,
dove si possono osservare il muro dì cinta dell'acropoli nella sua fase più
tarda (bizantina), le fondazioni di alcuni edifici in blocchi squadrati di
calcare e i ruderi di un ramo dell'acquedotto romano. Cornus, fondata
probabilmente dai Cartaginesi (i materiali più antichi, ceramiche puniche e
attiche, risalgono al sec. V a.C.) dovette avere un carattere essenzialmente
agricolo che favorì l'integrazione sardo punica. Nel corso della 2a guerra
punica divenne il fulcro della resistenza contro i Romani e Livio narra
diffusamente la formazione di una vasta coalizione antiromana che, nel 215 a.C.,
vedeva schierati insieme Cartaginesi e Sardi al comando, rispettivamente, di
Asdrubale il Calvo e di Ampsicora e Hostus. L’esito negativo per i Sardo-Punici
di due battaglie (di cui la prima combattuta non lontano dalla città) decise il
destino di Cornus, che dopo alcuni giorni d'assedio venne espugnata. In età
imperiale il centro raggiunse forse il rango di colonia e fu collegato da strade
con Bosa e Tharros. Che Senafer, il cui vescovo è attestato fin dal 484, sia da
identificare con Cornus, è un'altra ipotesi probabile ma non documentata.
La decadenza, determinata soprattutto dalle scorrerie saracene, si concluse con
l’abbandono dell'insediamento verso il X-XI secolo.
(da
Sardegna - Guide Rosse Touring Club Italiano)
c.
L'area attualmente visitabile, in località Columbaris, è adiacente al sito del
centro punico e omano; comprende la sede episcopale che conserva i resti di due
basiliche, di un battistero e di un'area cimiteriale in uso dal sec. IV d.C.
fino al IX, abbandonati in seguito a scorrerie arabe. Varcato l'ingresso (gli
scavi sono tuttora in corso), si incontrano subito sulla destra una lunga teoria
di sepolcri e un edificio rettangolare che si caratterizza per la presenza di
una doppia abside nella parete di fondo e che è noto come basilica sepolcrale
per il gran numero di tombe che contiene. Disposta perpendicolarmente a questa
prima struttura se ne incontra subito un'altra, la cosiddetta basilica
maggiore. Dotata in origine di nartece, era divisa in tre navate con altare
al centro e cattedra episcopale presso l'abside. Ancora adiacente e parallelo a
questo edificio era il battistero, con una serie di divisioni interne concepite
secondo il percorso che dovevano seguire da un lato il catecumeno e dall'altro
il sacerdote che doveva impartire il sacramento (i due, prima della cerimonia,
non dovevano incontrarsi). Al centro sta la fonte battesimale cruciforme dotata
di scalini e inglobata in una struttura con planimetria ottagonale, coperta in
origine da un baldacchino con colonne e capitelli.
(da Sardegna - Guide d'Italia Touring Club Italiano)
|